Il pericolo di essere indispensabile: tanto lavoro, poca crescita
Sei la persona che risolve sempre tutto a lavoro?
Se c’è un problema, ti chiamano.
Se un progetto è in crisi, sei il primo a intervenire.
Se qualcosa non funziona, sei tu che trovi una soluzione.
E all’inizio sembra una vittoria. Ti senti affidabile, indispensabile, il punto di riferimento. Ma poi ti accorgi che più sistemi le cose, più gli altri si aspettano che tu lo faccia.
E mentre tu passi il tempo a spegnere incendi e a lavorare fino a tardi, qualcun altro costruisce la propria carriera.
Lo vedo spesso con i professionisti ambiziosi: si fanno carico di tutto, si sacrificano, diventano quelli che chiamo i “fixer”. Sempre pronti a risolvere qualsiasi emergenza, come dei bravi soldatini.
Ma arriva un momento in cui capiscono che il loro valore non si misura dal numero di problemi che risolvono, ma dall’impatto che creano, dalla loro capacità di diventare builder: persone che non si limitano a sistemare ciò che si rompe, ma che progettano, innovano e costruiscono qualcosa di solido e duraturo.
Cosa trasforma un fixer in un builder?
La capacità di fare un passo indietro, anziché lanciarsi subito nell’ennesimo problema da risolvere.
Fermarsi e chiedersi:
“Questa situazione ha davvero bisogno di me e mi avvicina agli obiettivi miei e del mio team, o sto solo cercando di sentirmi indispensabile?”
Lo so, all’inizio è scomodo dire di no.
Rinunciare a essere al centro della battaglia, a sentirsi indispensabili.
Ma è l’unico modo per smettere di essere un fixer e iniziare a costruire da vero builder.
Da risolvere a costruire.
Da tappare buchi a progettare il futuro.
Da “essere utile” a “essere strategico”.
Spero che queste riflessioni ti aiutino a scegliere con consapevolezza dove investire il tuo tempo e la tua energia tra le mille urgenze. Perché il vero valore non sta nel risolvere tutto né nell’essere sempre presente, ma nel trovare il coraggio di fare un passo indietro per costruire qualcosa che lasci il segno.
Alla prossima!
Silvia